Le origini del dojo

Il termine dojo, letteralmente “luogo dove si segue la via” trova la sua origine nella cultura giapponese, dove viene utilizzato per indicare il luogo in cui avviene la pratica delle arti marziali.

Tale termine venne originariamente ereditato dalla tradizione buddhista cinese, dove indicava il luogo destinato all’isolamento e alla meditazione.
Qui il Buddha ottenne il risveglio; perciò, venivano indicati come dojo i luoghi destinati alla pratica religiosa all’interno dei templi buddhisti.

Successivamente, il termine venne adottato nel mondo militare e nella pratica del bujutsu, influenzata a sua volta dalla tradizione zen.
Il termine bujutsu indica un insieme di arti marziali, per la maggior parte armate, che fino al 1868 furono di competenza specifica della classe militare giapponese.
Per questo motivo il termine Dojo è tutt’oggi è diffuso nell’ambiente delle arti marziali.

dojo a roma foto interno

Grazie alla capillare diffusione delle arti marziali, sorsero numerosissimi dojo che venivano in molti casi considerati da maestri e praticanti non solo come un luogo destinato all’allenamento, ma piuttosto come una vera e propria seconda casa.
I dojo erano solitamente dei piccoli edifici situati nei pressi di un tempio o di un castello, ai margini delle foreste. Questo distanziamento dal cuore dei centri abitati serviva anche per garantire che i segreti delle tecniche rimanessero tali.
All’interno dei dojo giapponesi venivano e vengono tutt’oggi praticate numerose arti marziali, tra cui il Karate e l’Aikido.

Il termine dojo viene adottato anche nel budo, letteralmente “la via della guerra “, concetto giapponese che si riferisce alle arti marziali ed al loro sviluppo come strumento per la crescita personale, la disciplina e la formazione spirituale.

Le arti marziali giapponesi sono spesso insegnate all’interno del contesto del budo, dove vengono considerate non solo come mezzi di autodifesa o competizione, ma anche come strumenti per la formazione della mente, del corpo e dello spirito. Attraverso la pratica del budo, i praticanti cercano di sviluppare non solo le loro abilità fisiche, ma anche la loro autodisciplina, la consapevolezza di sé e il rispetto per gli altri.

All’interno di questa tradizione, il dojo è lo spazio in cui si svolge l’allenamento, ma non soltanto; esso è anche il simbolo della profondità del rapporto che si instaura tra praticante ed arte marziale. Esso è considerato il luogo nel quale si può raggiungere la perfetta unità tra zen (mente) e ken (corpo) e, di conseguenza, il perfetto equilibrio psicofisico, nonché la massima realizzazione della propria individualità.
Il sensei, ovvero il maestro, è colui che all’interno del dojo rappresenta la figura di vertice e che pone le regole che tutti gli allievi sono tenuti a seguire.

Il dojo, infatti, è simbolo della ricerca del giusto atteggiamento che consente al praticante di progredire nel suo percorso.
Prima di entrare, egli deve lasciare alle spalle tutti i problemi della quotidianità, purificare la mente e concentrarsi sull’allenamento tendendo al superamento dei propri limiti e delle proprie insicurezze, in un costante confronto con sé stesso.

Si entra e si esce dal dojo con un inchino: un segno di rispetto e di ringraziamento per tutto ciò che di valido si è imparato al suo interno.

dojo a roma foto interno

Le regole del dojo

Le regole all’interno di un dojo, o scuola di arti marziali giapponesi, possono variare leggermente da un dojo all’altro, ma generalmente riflettono i principi di rispetto, disciplina e sicurezza. Ecco alcune delle regole comuni che spesso si trovano nei dojo:

Saluto: Prima di entrare o uscire dal dojo, gli studenti di solito eseguono un saluto verso il kamiza (l’altare degli dei) o verso l’istruttore. Questo gesto simboleggia rispetto e gratitudine.

Pulizia e Ordine: Gli studenti sono tenuti a mantenere il dojo pulito e ordinato. Questo include la pulizia degli spazi di allenamento e il riporre correttamente l’attrezzatura dopo l’uso.

Rispetto per l’istruttore e gli altri studenti: Gli studenti devono mostrare rispetto e cortesia verso l’istruttore e gli altri membri del dojo. Ciò include ascoltare attentamente le istruzioni, evitare comportamenti disturbanti durante la pratica e rispettare il livello di esperienza degli altri studenti.

Divieto di Scarpe: È consuetudine togliersi le scarpe prima di entrare nel dojo. Questo simboleggia la separazione tra il mondo esterno e lo spazio sacro e riservato per la pratica delle arti marziali.

La diffusione dei dojo in Europa

La diffusione dei dojo in Europa è avvenuta attraverso diversi canali nel corso del tempo.
Fin dal XIX secolo, con l’apertura del Giappone all’Occidente, sono state stabilite missioni diplomatiche e scambi culturali tra il Giappone e i Paesi europei. Questi scambi hanno portato all’introduzione delle arti marziali giapponesi in Europa, con l’organizzazione di dimostrazioni e lezioni da parte di maestri giapponesi.

Inoltre, alcuni maestri giapponesi hanno scelto di trasferirsi stabilmente in Europa per insegnare le arti marziali, portando con sé tutta la loro conoscenza e esperienza. Questi maestri hanno contribuito fortemente a stabilire e a sviluppare la pratica delle arti marziali giapponesi in Europa.

Infine, non si può trascurare come film, libri e altri media abbiano indubbiamente contribuito alla diffusione dell’interesse per le arti marziali giapponesi in Europa. Icone cinematografiche come Bruce Lee e film come “Karate Kid” hanno contribuito a popolarizzare il karate e altre arti marziali nel continente europeo.

In generale, questa diffusione è stata il risultato di una combinazione di diversi fattori, tra cui l’apertura del Giappone all’Occidente, l’interesse crescente per le arti marziali come forma di autodifesa e di fitness, e lo scambio culturale tra il Giappone e l’Europa. Questa diffusione ha portato alla creazione di una varietà di dojo in tutta Europa, dove persone di tutte le età e provenienze possono praticare e apprezzare le arti marziali giapponesi.